FIR 2014-2016 DDB173

Professori in Guerra
e Reti Internazionali

Competizione e cooperazione tra accademici
nell'Europa dei secoli XIX e XX

Scholars in Arms
and International Networks

Competition and Cooperation among Academics
in XIXth and XXth century Europe

One century after the Aufruf an die Kulturwelt! (October 4th 1914)

A 100 anni dall’Aufruf an die Kulturwelt! (4 ottobre 1914)

A website and an Electronic Journal


Il 4 ottobre del 2014 è caduto il 100° anniversario dell’Aufruf an die Kulturwelt!, il manifesto firmato da 93 uomini di scienza tedeschi che segnò una svolta epocale nel rapporto tra Università, Stato e Cultura nel senso più ampio. Le firme includevano il Gotha della cultura mondiale nei più svariati ambiti disciplinari, dalla medicina (Emil Adolf von Behring, Nobel 1901; Paul Ehrlich, Nobel 1908), alla fisica (Wilhelm Röntgen, Nobel 1901; Max Planck, futuro Nobel 1918), alla chimica (Emil Fischer, Nobel 1902; Adolf von Baeyer, Nobel 1905). Alla storia delle religioni (Adolf van Harnack), alla filologia classica (Ulrich von Wilamowitz-Möllendorff), alla letteratura (Gerhart Hauptmann, Nobel 1912). Ad esso faceva seguito, dopo 12 giorni l'Erklärung der Hochschullehrer des Deutschen Reiches, con 4.000 firmatari, sostanzialmente tutto il corpo accademico delle Università di Germania. Fu una 'discesa in campo' senza precedenti, che destò reazioni e controreazioni, dalle riflessioni sul diritto dell'intellettuale all'impegno politico, al cosiddetto ‘Tradimento dei chierici’, accusati di aver sacrificato la ‘ricerca della verità’ ai fini particolari e contingenti di natura politica. L’altro evento centrale da tenere in massima considerazione come evento periodizzante è la guerra franco-prussiana, che in qualche maniera costituisce la prova generale della discesa in campo degli accademici, come la pamphlettistica e la memorialistica dimostra (vedi i pamphlet di Fustel de Coulange o di Dartein segnalati più avanti). A partire da questi eventi si configura il rapporto moderno dello scienziato con la sua comunità di appartenenza: quella in cui è nato e cresciuto, nella quale vive e lavora, nella quale vivono e crescono i suoi figli e alle cui vicende egli intimamente partecipa quale cittadino (e dalla quale egli è in ultima istanza retribuito come docente e ricercatore).
Il progetto mira a studiare il comportamento di individui (uomini di scienza, in tutti i campi, scienze storiche, sociali, umanistiche, naturali, scienze 'dure', ecc.) e istituzioni (istituzioni politiche: Governi, Ministeri, Governi locali, patroni privati, ecc; e delle istituzioni scientifiche (Accademie, Università, Istituti governativi, ecc.) dinanzi alla situazioni di competizione o conflitto tra culture nazionali tipico della storia europea dei secc. XIX-XX, tra costruzioni nazionali, definizioni identitarie, appartenenze a istituzioni, ma anche scissioni personali, e costruzioni di reti sovranazionali. A partire da questo anniversario, il progetto riunisce studiosi appartenenti a diverse aree disciplinari (filologico-letterarie, storiche, filosofiche, linguistiche) che intendono studiare l’immane impatto della Grande Guerra sulla cultura europea, e più in generale il comportamento di individui e istituzioni dinanzi alla situazioni di competizione o conflitto tra culture nazionali tipiche dei secc. XIX-XX. Sono i secoli della costruzione della Nazione e della competizione tra Nazioni, ma anche, nello stesso tempo, i secoli della tessitura di reti scientifiche sovranazionali in molteplici ambiti scientifici, dalla filologia romanza alla scienze fisiche.
In prospettiva futura il progetto è estensibile a tutte le discipline che abbiano avuto un inserimento accademico nei sistemi universitari europei dei secc. XIX e XX e che abbiano partecipato alla tensione competitiva tra Nazioni diverse, sia discipline 'umanistiche' che discipline scientifico-tecnologiche. E' un progetto ambizioso: fare una storia della cultura europea attraverso la lente della competizione nazionale in ambito accademico e contemporaneamente della tessitura di reti sovranazionali, l’'internazionalismo'.

Descrizione del progetto


È fuor di dubbio che i secoli XIX e XX possano essere considerati i secoli della ‘Nazione’, considerata in quel contesto la ‘naturale’ entità etnico-linguistico-territoriale intorno alla quale si struttura e si configura la vita politica delle varie comunità europee; alcune di esse sono impegnate nella ‘costruzione della Nazione’, altre nel consolidamento di più antiche strutture nazionali. Il clima complessivo è quello della competizione tra Nazioni e lo stato di guerra è condizione quasi normale e permanente. L’ambito universitario-accademico è tra quelli in cui si esercita maggiormente la competizione tra le Nazioni. Il dato di default degli accademici è la fedeltà alla Nazione: scrive Wilamowitz: "non ci sono disfattisti tra i filologi!" (Canfora 1979 e Sternberg 1996); tuttavia non è infrequente riscontrare elementi di contraddizione e di lacerazione, quali la fedeltà a una formazione sovra-nazionale: è il caso di Gaston Paris, che durante le vicende della Comune rifiuta il servizio armato, sostenendo di 'non essere capace di sparare a un tedesco'; di Fritz Saxl, che dalla trincea germano-austriaca ode parlare italiano e non riesce più a sparare sul nemico, ricordandosi della propria formazione fiorentina; dei filologi classici italiani, come Giorgio Pasquali, formatisi in Germania; di Aby Warburg, la cui malattia nervosa è conseguenza, secondo taluni, della rottura dell'intesa tra Italia e Germania (Rapisarda i. p.). Un'altra interessante tipologia è quella della fedeltà alla nazione ma entro la deontologia del proprio mestiere (Bédier vuole dimostrare le atrocità compiute della Germania nell'invasione del Belgio, ma dandosi un limite, quello del proprio mestiere filologico: dimostrarlo solo con prove scritte riscontrabili; Weiss vuole dimostrare l'illiceità dell'invasione del Belgio usando la dottrina gius-internazionalista tedesca). Particolare rilevanza ha il tema delle ‘lingue’. Ad es. dopo la guerra franco-prussiana ci si pone in Francia il tema del come e perché studiare la "lingua del nemico". Perché tributare un omaggio culturale alla lingua di una nazione di ‘sopraffattori’ e aggressori? (Mombert 2001) Ma come e dove la si studiava? Con quali metodi, chi la insegnava? Chi la imparava? Vedi il volume di Monique Mombert sul tedesco in Francia dopo la guerra d’Alsazia, o di Valentina Russo sullo studio delle lingue in Italia durante il Fascismo. Quali lingua per la comunicazione sovranazionale? Cosa accade al tedesco dopo la prima guerra mondiale? Idem, alla fine della I guerra ci si pone anche il problema del tedesco come lingua della comunicazione internazionale. Tuttavia, pur in un clima di competizione, comincia anche a consolidarsi l’idea di una collaborazione tra uomini di scienza per conseguire fini superiori. La corrispondenza tra ricercatori di nazioni diverse da fatto privato diventa fatto pubblico, istituzionale. Le reti accademiche, in questa chiave, costituiscono la prima strutturazione di reti internazionali modernamente intese; all’interno di esse vigono varie forme e tradizioni di ‘internazionalismo’: quello di matrice illuministica, quello goethiano, quella kantiano, più tardi quello comunista, su quali bisognerà volta per volta interrogarsi. Anche il caso delle Accademie è da studiare in questa prospettiva. Attraverso quali percorsi si comincia a concepire l’idea del ‘socio straniero’? Quanti soci stranieri annoverano le accademie nazionali? E cosa accade in caso di crisi? Wilamowitz viene espulso dall’"Academie des Inscriptions et des Belles Lettres", ma non in quanto ‘membro straniero’, bensì per la sua adesione al manifesto di An die Kulturwelt! Dal canto suo Wilamowitz vota contro l’attribuzione a Benedetto Croce della Goldene Leibnitz-Medaille dell’Accademia di Berlino, sostenendo che uno straniero non possa ricevere onorificenze dall’Accademia di Berlino (Canfora 1979). La stessa Accademia di Berlino affronterà poco dopo il tema della eventuale espulsione degli accademici stranieri: molti autorevoli membri appoggeranno la mozione di espulsione, ma verranno messi in minoranza da Harnack, Planck ed Einstein, che votano per la non-espulsione (Ibid.). Ma, eccezioni a parte, il dato di default parrebbe la fedeltà alle istituzioni nazionali. Allo stesso modo andranno studiate le istituzioni come i Congressi Internazionali, che all’inizio presentano forme di grande solennità e formalità: presenza dei sovrani o di loro alti rappresentanti, livello altissimo dei relatori, scelta accurata e accurato bilanciamento delle lingue e delle presenze estere, orgoglio nazionale nella buona riuscita dell’evento (Wilamowitz 1928). Il progetto ha realizzato un Archivio Web e di un Journal online, dedicati ai temi sia della ‘costruzione’ delle identità e delle culture nazionali, che della competizione e cooperazione scientifica internazionale nelle più varie discipline accademiche tra le due date-simbolo del 1870 e del 1989. L'Archivio contiere una collezione di schede bibliografiche sulle fonti primarie e sulla letteratura secondaria. Il Journal propone contributi originali a scadenza data e un più agile blog mirante a favorire una comunicazione ‘leggera’ che possa agevolare il networking (vedi obiettivi).

Canfora 1979 = Luciano CANFORA, Intellettuali in Germania, tra reazione e rivoluzione, Bari
Mombert 2001 = Monique MOMBERT, L’enseignement de l’allemand en France 1880-1918. Entre «modèle allemand» et «langue de l’ennemi», Strasbourg
Sternberg 1996 = Jürgen von Ungern-Sternberg, Der Aufruf “An die Kulturwelt!”: das Manifest der 93 und die Anfänge der Kriegspropaganda im Ersten Weltkrieg. Mit einer Dokumentation, Stuttgart
Rapisarda i. p. = S. Rapisarda, Paradigmi storici della Filologia Romanza, in preparazione
Wilamowitz 1928 = Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff, Erinnerungen 1848-1914, Leipzig

Il punto sulla ricerca


Molte discipline hanno al loro interno una tradizione di ricerca dedicata alla ‘storia degli studi’, nel senso di "storia della produzione della conoscenza da parte della determinata disciplina"; la filologia in particolare ha nella sua storia una lunga e intensa tradizione di riflessione su di sé, i propri fini, scopi e metodi, a partire dalla sua istituzionalizzazione come oggetto di studio, con dei praticanti professionali che pratichino un settore chiaramente delimitato. I cosiddetti Colonial e PostColonial Studies hanno recentemente contribuito a variare la percezione della ‘storia degli studi’ (Lazarus 2004), portando attenzione non solo verso la produzione della conoscenza in sé, ma anche verso il contesto ideologico in cui la conoscenza è stata prodotta, i variabili punti di vista a seconda dell'essere-nel-tempo dello scienziato, del tempo, del luogo, del modo della produzione, dei suoi rapporti con le istituzioni, con il mondo esterno, con le sue visioni del mondo, con le sue più profonde pulsioni; insomma delle interferenze con la psicologia individuale, e soprattutto la politica e l’ideologia. Un bell’esempio per l’orientalistica si legge in Liverani 2013, ove l’autore ricostruisce il modo in cui, nel corso degli ultimi due secoli, le città dell’antico Oriente – Babilonia e Ninive in testa – sono state ‘ricostruite’ e ‘immaginate’ a seconda delle tendenze culturali, politiche e ideologiche degli studiosi, principalmente tedeschi e inglesi, che se ne sono occupati, in ricostruzioni ‘ideologiche’ che facevano spesso della città orientale un anti-modello della città occidentale: questa fondata su partecipazione politica, democrazia, libera impresa, quella fondata su teocrazia, dispotismo, asservimento generalizzato. Emerge un quadro molto più complesso della ‘storia degli studi’, sino alle potenziali ‘falsificazioni’ cui un prodotto della conoscenza è sottoponibile. Altri significativi esempi circa il rapporto tra costruzione della nazione e filologia delle Origini stanno in Bloch-Nichols 1996 ove si rimarcano casi di ‘svelamento’ dei ‘moventi reconditi’ della scholarship e dei processi e dei contesti storici e ideologici in cui essa è stata prodotta, elaborata e trasmessa. In una prospettiva più tradizionale si colloca il rinnovato interesse per i carteggi, le autobiografie e la memorialistica. Si vedano a mo' di esempio la collana “L'Europe des Philologues. Correspondances” diretta da Michel Zink per la Fondazione Elio Franceschini o il progetto Autobiografia, AvtobiografiЯ. Journal on Life Writing and the Representation of the Self in Russian Culture http://journals.padovauniversitypress.it/avtobiografija/. Si tende a scavare 'narrativamente' nelle vicende biografiche degli accademici, a non considerarle della semplice aneddotica biografica, e a riconsiderare la valenza conoscitiva di questo approccio. Il progetto raccoglierà la bibliografia relativa alle autobiografie di scholars, scritti politic extra-accademici e carteggi. E’ un ambito intorno al quale vige un notevole interesse della comunità scientifica, dimostrato da una significativa crescita bibliografica, in Italia e all’estero. Sull’uso della scholarship nella costruzione delle Nazioni, i fondamentali sono Craig 1984 e Hobsbawn-Ranger 1983. Per la Francia i citati Duggan, Bloch e Baehler 1999; per l’Italia Sberlati 2013, De Sanctis-Pierfelice 2013, Stussi 2013; per la Germania Hausmann 2000 e Gildenhard-Ruehl 2003; per la Russia Waldenstein e Shlapentoki 2006; per la Spagna e l’area mediterranea Mallette 2012, discussa da Rapisarda 2012. Per la Filologia Romanza vd. Rapisarda in preparazione.

Network


Il Progetto “Scholars in Arms” è stato finanziato dall’Università di Catania nell’ambito dei FIR 2014-2016 (DDB173), con una dotazione di 15.500 euro.


Il gruppo di ricerca è costituito da:

Stefano Rapisarda
Filologia romanza
stefano.rapisarda@unict.it

Claudia Olivieri
Lingua e letteratura russa
clolivi@unict.it;

Giuseppe Raciti
Filosofia teoretica
frostingott@alice.it; roideprusse@gmail.com

Ermanno Taviani
Storia contemporaena
e.taviani@unict.it

Salvatore Tinè
Storia moderna
tine.salvatore@yahoo.it



Aderiscono al network “Scholars at War” i seguenti studiosi (al 20 dicembre 2015, in ordine cronologico di adesione):

Britt Islinger, Freiburg Universitaet ("Hermann Paul Centrum für Linguistik) britta.irslinger@mail.uni-freiburg.de;
Frederick Gustav Whitling (Svenska Institutet i Rom/ Swedih Institute in Rome) Frederick.Whitling@EUI.eu;
Arthur Weststejn, University of Groningen (“Koninklijk Nederlands Instituut te Rome / Royal Dutch Institute in Rome“) a.weststeijn@knir.it;
Giovanni Conrad Cattini, Universitat de Barcelona – Barcelona gccattini@ub.edu;
Lea Leppik, University of Tartu (“Museum of University”), Estonia, lea.leppik@ut.ee;
Rossana Tazzioli, Universitè de Lille rossana.tazzioli@math.univ-lille1.fr;
Georgi Kapriev, Sofia / Köln, g.kapriev@gmail.com;
Massimo Cultraro, CNR-IBAM massimo.cultraro@cnr.it;
Virgilio Ilari, Università Cattolica di Milano, Professore Emerito / Società Italiana di Storia Militare, Roma;
Francesca Zantedeschi, Barcelona / Florence, francesca.zantedeschi@gmail.com;
Edoardo Lorenzetti, Consiglio Nazionale delle Ricerche- IRCRESS (edoardo.lorenzetti@ircres.cnr.it);
Marco Moriggi, Università di Catania, nabarzaduk@hotmail.com;
Massimo Bonifazio, Università di Torino, massimobonifazio@gmail.com;
Marco Maulu, Università di Sassari, mmaulu@uniss.it;
Dan Octavian Cepraga, Università di Padova, danoctavian.cepraga@fastwebnet.it;



Riferimenti



Baehler 1999 = BÄHLER Ursula, Gaston Paris dreyfusard. Le savant dans la citè, Préface de Michel Zink, Paris 1999.
Bloch-Nichols 1996 = Medievalism and the Modernist Temper, ed. by Howard G. Bloch and Stephen G. Nichols, Johns Hopkins University Press.
Lazarus 2004 = The Cambridge Companion to Postcolonial Literary Studies, edited by Neil LAZARUS, Cambridge University Press.
Paris-Bédier 2009 = Gaston Paris - Joseph Bédier. Correspondance. Éditée par Ursula Bähler et Alain Corbellari, Firenze 2009.
Sberlati = Filologia e identità nazionale, Palermo.
De Sanctis-Pierfelice 2013 = Fausto De Sanctis e Filippo Pierfelice, Cesare De Lollis e la Grande Guerra, Pescara.
Stussi 2013 = Alfredo Stussi, Filologia e linguistica dell'Italia unita, Bologna.
Mallette 2010 = Mallette Karla, European Modernity and the Arab Mediterranean. Toward a New Philology and a Counter-Orientalism, Philadelphia.
Rapisarda 2012 = RAPISARDA Stefano, rec. a Karla Mallette Karla, European Modernity and the Arab Mediterranean, «Revue Critique de Philologie Romane», 12-13 (2012-2013), pp. 140-62.
Hausmann 2000 = F.-R. HAUSMANN, “Vom Strudel der Ereignisse verschlungen”. Deutsche Romanistik im “Dritten Reich”, Frankfurt am. M.
Gildenhard-Ruehl 2003 = Out of Arcadia: Classics and Politics in Germany in the Age of Burckhardt, Nietzsche and Wilamowitz, edited by Ingo Gildenhard and Martin Ruehl, London.
Shlapentoki 2006 = SHLAPENTOKH Dmitry, Russia Between East and West: Scholarly Debates on Eurasianism, Leiden.
Waldstein 2008 = Maxime Waldstein, The Soviet Empire of Signs. A History of the Tartu School of Semiotic, Saarbrücken.